Login
 
 
 
USO DELLE SALE DI PALAZZO

 

Estratto della deliberazione n. 5 del 10/01/2008
(SCARICA IL REGOLAMENTO COMPLETO IN PDF)

Sale soggette a concessione d’uso:
· Giardino interno;
· I Locali della Biblioteca e Locali Museo saranno oggetto di concessione d’uso per progetti specifici elaborati dall’Istituzione;
 

Costi sale 
(compresi arredi di base, pulizia e riassetto dei locali)

Manifestazione

Sale

Costo a dì

Dibattiti, Conferenze, Assemblee

Concerti, Saggi e altro (senza scopo di lucro)

Il pian terra compreso il giardino

   600,00

 

Salone delle Bandiere e servizi

   300,00

 

 

 

Feste private

Il pian  terra compreso il giardino

 1.900,00

 

 

 

Matrimoni  (solo rito civile)

Qualsiasi sala

   200,00

Matrimoni con catering***

Tutto il piano terra compreso il giardino

 1.900,00 

 

 

 

 

Teatrino del Museo del Giocattolo

 

   200,00

 

 

 

Servizi fotografici

 

   200,00

 
***al costo complessivo saranno applicate le riduzioni:
· Fino a trenta partecipanti:  un terzo della tariffa;
· Da 31 a 50 partecipanti:     il 50% della tariffa;
· Da 51 a 100 partecipanti:    tariffa intera.
 

Le stanze di Palazzo - Piano Terra

BREVE VISITA
DI PALAZZO ROSPIGLIOSI


PIANO TERRA

 

Piano Terra di Palazzo

Le sale del piano terra presentano una decorazione costituita da almeno due cicli pittorici ben distinti.
Il primo, riguardante le volte affrescate per volere del duca Marzio Colonna nei primissimi anni del XVII sec., rappresenta una delle ultime testimonianze della decorazione di tipo manierista, sviluppatasi a partire dalla fine degli anni venti del XVI sec. .
Il secondo invece fu commissionato dai Rospigliosi che fecero realizzare sulle pareti delle tempere secondo la tecnica dello sfondato prospettico, adeguando così le antiche sale del palazzo al gusto decorativo della fine del '600.

SALA 1
Sulla grande volta di questa prima sala, detta comunemente sala delle bandiere, compare lo stemma della famiglia Colonna, sormontato però dal cappello rosso cardinalizio, proprio del Cardinal Marcantonio I Colonna, nato nel palazzo, fratello del duca Pompeo.

SALA 2

Gli affreschi della volta presentano due figure allegoriche, non ancora interpretate e comunque molto danneggiate e ritoccate nel corso dei secoli, inserite all'interno di una decorazione a grottesche con putti sorreggenti delle colonne, simbolo araldico dei duchi di Zagarolo.
Al centro della vola, all'interno di una cornice in stucco, campeggia lo stemma Rospigliosi-Pallavicini, che è stato sovrapposto a quello, più antico, i Rospigliosi hanno fatto rappresentare quattro loro residenze, tra le quali è riconoscibile anche il palazzo di Zagarolo con ancora il torrione medievale crollato nel 1773 a causa di un terremoto.
 
SALA 3

Sulla volta troviamo una ricchissima decorazione a grottesche fitta di motivi vegetali e di improbabili esseri mostruosi, nella quale trovano posto le personi¬ficazioni della Fama, della Nobiltà, della Magnanimità e della Vittoria; sotto que¬st'ultima compare la misteriosa sigla H.Z.F., non ancora sciolta: potrebbe trat¬tarsi della firma dell'autore degli affreschi (forse Horatio Zuccari, figlio del più noto Federico), oppure di quella del pittore che li ritoccò probabilmente nel corso del '600. Le pareti presentano paesaggi di invenzione inseriti in un finto portico a colonne doriche: ci troviamo di fronte ad un motivo tipico della decorazione delle residenze di campagna nella seconda metà del '600.

SALA 4

E' una delle stanze che danno sul giardino pensile. Sulla volta offre delle scene di caccia e, accanto a due di queste, quattro ovali con le personificazioni delle quattro stagioni attribuite a Domenico Petti. Agli angoli della volta altri ovali mostrano la sirena bicaudata sorreggente la colonna: si tratta di un emblema di potenza navale utilizzato dai Colonna sin dal 1400 e molto ricorrente qui a Zagarolo.
Sulle pareti, purtroppo molto rovinate, rimangono tracce di una decorazione simile a quella delle sale precedenti.

GIARDINO PENSILE
In origine era più sviluppato in lunghezza rispetto allo stato attuale, ed era tenuto all'italiana. Il giardino veniva utilizzato per lo svago e per i numerosi spettacoli teatrali e musicali voluti dai duchi.

SALA 5
Comunemente detta Atrio della Bibbia Sistina, a motivo dell'affresco posto sopra la porta che da sul ninfeo, e che commemora la revisione dell'edizione a stampa della Vulgata (l'antico testo latino della Bibbia), avvenuta in questo palazzo nel 1591, ad opera di un gruppo di teologi tra i quali il Card. Marcantonio I Colonna e San Roberto Bellarmino.
Oltre la porta si trova il ninfeo, arricchito da una fontana, voluta dai Colonna, oggi purtroppo spoglia di gran parte della sua decorazione. Sulla parete dell'atrio opposta al ninfeo si entra in un piccolo ma ricchisimo ambiente: la sua volta a botte è decorata da affreschi ispirati all'antica pittura romana e da rilievi in stucco dorato.

SALA 7

Sulla volta, anche in questo caso molto ricca, troviamo le personificazioni di quattro virtù cristiane (la Prudenza, la Speranza, la Temperanza e la Carità) e quattro ovali con altrettanti piccoli paesaggi di ottima qualità. Gli angoli sono impreziositi da sirene bicaudate in stucco. Le pareti hanno rappresentazioni architettoniche inserite, anche qui, in un finto portico.

SALA 8

Detta sala dei motti, per via delle sentenze in latino inserite negli affreschi della volta, è una delle sale più danneggiate, tanto da rendere irriconoscibili le due figure allegoriche rappresentate sopra le porte. Questa sala, così come la precedente, si apre sull'antica loggia del palazzo.

La storia di Palazzo
 
II palazzo ducale sorge nel sito del vecchio castello medievale, di incerte origini, ma di cui si parla sin dai primissimi anni del XII sec. quando le milizie di Papa Pasquale II distrussero Zagarolo a causa della ribellione di Pietro della Colonna. Roccaforte di questa grande famiglia romana, il castello ne seguì per molti secoli le alterne e spesso sanguinose vicende, trovandosi al centro delle lotte tra i Colonna ed il Papato e subendo numerosi assedi e distruzioni: nel 1297 ad opera di Bonifacio Vili (episodio citato da Dante nel XXVII canto dell'Inferno) e nel 1400 durante la guerra contro Bonifacio IX.

Altri scontri si ebbero dopo che nel 1431 il Papa Eugenio IV, succeduto a Martino V Colonna, pretese la restituzione di privilegi e tesori donati dal predecessore: tutte le famiglie della nobiltà romana accettarono tranne i Colonna ed il Papa ordinò l'occupazione dei loro castelli; ne scaturì una ennesima guerra che si trascinò dal 1436 al 1439, quando Zagarolo, Palestrina ed altre fortezze colonnesi furono prese e rase al suolo dal cardinal Vitelleschi.

Alternando periodi di relativa tranquillità ad altri più travagliati, tra i quali l'ultimo assedio, subito nel 1528, il castello giunse alla metà del XVI sec. quando i Colonna entrarono in rapporti finalmente positivi con la Santa Sede.

Nel 1569 grazie ai servigi resi alla Chiesa da Pompeo Colonna, papa San Pio V eresse la terra di Zagarolo a ducato. Dopo la vittoria dei Cristiani sui Turchi a Lepanto (7 ottobre 1571) Pompeo Colonna cominciò i lavori di rinnovamento del suo castello, iniziando così la sua trasformazione in palazzo con funzioni esclusivamente residenziali, caratterizzato dalle due grandi ali che si aprono verso la piazza di Corte (l'attuale piazza Indipendenza), dalle ampie sale affrescate e dal giardino pensile.

Nel 1586 il palazzo ospitò papa Sisto V, venuto nel ducato per assistere ai lavori dell'acquedotto Felice, e nel 1591 vi si riunì il consiglio di otto cardinali preposto alla revisione dell'edizione a stampa della Bibbia: tra essi c'erano Marcantonio I Colonna, fratello di Pompeo, e San Roberto Bellarmino. Nel maggio del 1606 trovò rifugio nel palazzo il pittore Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, in fuga verso Napoli, che durante la sua permanenza dipinse per il duca Marzio Colonna una Cena in Emmaus ed una Maddalena in Estasi.

Assieme al duca anche il palazzo fu venduto dal figlio di Marzio, Pierfrancesco Colonna, al cardinal Ludovico Ludovisi, nipote di papa Gregorio XVI, che portò a termine i lavori di ampliamento e arricchì ulteriormente il palazzo portandovi parte delle sue collezioni d'arte, per ospitare le quali furono allestite le due gallerie del piano nobile.
Alla morte del cardinal Ludovisi gli successe suo fratello Niccolo ed a questi suo figlio che vendette il ducato al principe Giovan Battista Rospigliosi.

Alla corte dei Rospigliosi, che utilizzavano il palazzo come residenza estiva, lavorarono pittori come il Maratta, il Chiari, il Masucci e Ludovico Gemignani che nel nostro palazzo morì il 26 giugno 1697.

Per tutto il Settecento il palazzo fu al centro della vita mondana dei Rospigliosi-Pallavicini che lo arricchirono di nuove decorazioni e di oggetti preziosi.

Vi furono ospiti cardinali, principi e sovrani, come Carlo III di Borbone, e grandi artisti, come Vittorio Alfieri.

A partire dagli inizi del XIX sec. il palazzo si avviò verso un lento ma incessante declino che raggiunse il suo culmine con la sottrazione di gran parte degli arredi e dei quadri (anni 1931-32) e con le tristi vicende della II Guerra Mondiale, quando venne trasformato in ospedale militare tedesco ed adibito al ricovero di numerosi sfollati provenienti da varie parti d'Italia. Restaurato in alcune sale negli anni cinquanta, nel 1979 il palazzo venne infine venduto dalla principessa Elvina Pallavicini al Comune di Zagarolo che ne è l'attuale proprietario.

Da alcuni anni il palazzo è utilizzato  come sede del Museo del Giocattolo, oltre che per convegni culturali, mostre, biblioteche e sedi amministrative. L’ala destra dal prossimo anno ospiterà infine, la prima Università ebraica italiana.
 
Filippo Serbucci. Sezione laterale del palazzo ducale di Zagarolo (Archivio Segreto Vaticano)
Ignoto del sec. XVIII. Prospetto del palazzo ducale di Zagarolo (Biblioteca Apostolica Vaticana)
 
Il Piano Nobile

 PRIMO PIANO (o PIANO NOBILE)

 Piano Nobile

II primo piano, o piano nobile, ospitava gli appartamenti ducali ed alcuni ambienti di particolare rilievo, quali un salottino cinese utilizzato come sala per la musica, andato completamente perduto, e la cappella privata, ma soprattutto vi si aprivano le due gallerie del palazzo, quella dell'ala ovest, adibita a quadreria, e la galleria grande, vero cuore della vita sociale della corte.

SALE 9-10-16

Queste tre sale costituivano in origine un unico ambiente: la Galleria grande del piano nobile. Si trattava del luogo più rappresentativo del palazzo, arricchito da grandi affreschi e dai pezzi migliori delle collezioni scultoree e pittoriche dei signori di Zagarolo. Vi si trovava il trono del duca e vi si tenevano i ricevimenti. Nel corso dell'800 la sala, spogliata dei suoi arredi, venne divisa nei tre ambienti attuali e la sua altezza ridotta a circa la metà rispetto all'originale.

SALA 11
Detta Sala della Battaglia di Lepanto, è il primo ambiente dell'appartamento privato del duca. Come la sala seguente, è decorata da un ciclo di affreschi più antico di quelli del piano terra, voluto dal duca Pompeo Colonna negli anni 70 del '500. Deve il suo nome all'avvenimento celebrato nelle due scene sui lati brevi  la battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571), in cui l'armata cristiana sconfisse quella turca ed alla quale Pompeo partecipò in qualità di comandante in seconda della Flotta Pontificia. Le scene della battaglia e le scene di caccia sulle altre pareti sono inserite in un fregio pittorico animato da personaggi mitologici, da figure allegoriche e da personificazioni di virtù. Il pavimento ed il soffitto in legno dipinto sono quelli originali fatti realizzare dai Colonna.
Presenta lo stesso schema decorativo della sala precedente, costituito da un fre¬gio con figure allegoriche, emblemi e stemmi dei Colonna e dei Rospigliosi: mancano solo le due scene di battaglia mentre occupano un posto centrale le quattro scene di caccia. Incerta è ancora la paternità degli affreschi: sono stati fatti i nomi di Antonio Tempesta e di Bernardino Cesari (fratello del più famoso Cavalier d'Arpino), ma l'attribuzione più probabile - anche perché suffragata da prove d'archivio - sembra essere quella a Giovanni Bianchi detto II Bertone, pittore tardo-manierista emiliano della scuola di Lelio Orsi, che lavorò per i Colonna di Zagarolo intorno al 1572-1573.

SALA 13
Era la stanza da letto del duca. Le sue due finestre si affacciano sul giardino pensile e tra di esse c'era un camino in seguito murato. Anche questa sala era decorata ma in questo caso, come in molti altri in questo palazzo, gli affreschi sono stati coperti con uno strato di vernice, probabilmente verso la fine dell'ultimo conflitto mondiale o nel primo dopoguerra.

SALA 14

E' la sala dell'alcova, ambiente strettamente privato fatto realizzare dai Rospigliosi nella prima metà del '700. La bassa volta è sottolineata da pregevoli stucchi (precedenti al 1730), mentre gli affreschi furono realizzati dal decoratore Annibale Rotati alcuni anni più tardi.

SALA 15
Era la Cappella privata del palazzo ducale. Il suo aspetto attuale è quello voluto dal Card. Ludovico Ludovisi nel 1630. Presenta una volta decorata a monocromi, forse non terminata, ed una cornice in stucco con agli angoli lo stemma della famiglia Ludovisi.
C.F.: 93015000586   Dichiarazione per la Privacy  Condizioni d'Uso